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La consegna collaborativa: nuovi modelli per nuove necessità

Tutti conosciamo Airbnb e Blablacar, due aziende che hanno basato le loro mission sui principi di collaborazione e condivisione. Hanno fatto da apripista al nuovo modello della sharing economy, che oggi si è espansa e adattata a molteplici contesti. Tra questi troviamo la consegna collaborativa: un sistema che ha rapidamente conquistato il mondo del retail e della ristorazione, aiutando e potenziando le attività che hanno adottato questo modello di delivery. Analisi e sfide di un modello dirompente.

 

Cos’è la consegna collaborativa?

Prendendo spunto dai modelli sopracitati, la consegna collaborativa consiste nel mettere in relazione diversi attori - commercianti, clienti e fattorini volontari - attraverso un sito web o un’applicazione mobile. I commercianti possono offrire ai propri clienti un servizio semplice, rapido ed efficiente. Allo stesso tempo, ai cittadini viene proposto un modo per aiutare volontariamente chi si trova nelle loro vicinanze, consegnando a domicilio gli ordini in cambio di un compenso.
Qualche numero interessante sulla consegna collaborativa:

(fonte : Capgemini, 2019)

  • Il 55% dei consumatori accetterebbero di ricevere i propri ordini dai loro vicini.
  • Per il 64% di loro, chi effettua la consegna non è un’informazione rilevante.
  • Il 48% delle persone intervistate si dichiarano disponibili a effettuare le consegne collaborative. Le motivazioni principali: ripagarsi le spese dello spostamento (61%), aiutare il prossimo (22%), guadagnare un extra (17%).

La prossimità: il motore del modello collaborativo

La consegna collaborativa si fonda innanzitutto sulla creazione di legami sociali e di prossimità, come richiedere di consegnare un pacco dal proprio vicino quando si è fuori casa o di recapitarlo in un punto di raccolta del proprio quartiere. Sono tutte dinamiche che possono portare alla nascita di aneddoti interessanti:

 

La mia prima consegna è stata per un fioraio di Genova: dovevo consegnare un bouquet di fiori a una signora che non sapeva nulla di questa sorpresa. Nel mio piccolo ho partecipato alla gioia della cliente, che era contentissima di aver ricevuto quel regalo. Sarebbe bellissimo se ogni consegna fosse così!

 

- Luca, Shopper con Shopopop

Un altro fattore determinante per il successo di questo nuovo modello logistico è il legame radicato con il territorio: non si tratta di servire solo zone centrali, ma anche più periferiche. In questo modo viene permesso anche a chi abita nelle zone meno servite di accedere a un servizio di consegna a domicilio che spesso non risulta disponibile in queste aree.

La consegna a domicilio: verso un nuovo utilizzo

Negli ultimi anni, il mercato delle consegne a domicilio è diventato più complesso: l'emergere di nuovi servizi che rendono l'esperienza del cliente maggiormente personalizzata e flessibile ha delineato un netto contrasto con la tradizionale consegna a domicilio "dalle 8 alle 18". I consumatori si sono presto abituati a queste nuove comodità, trasformandole in requisiti imprescindibili per un servizio logistico. Ad esempio, oggi il cliente desidera scegliere l’orario più agevole per ricevere la propria spesa a casa, specialmente quando il lavoro e gli impegni quotidiani lo trattengono fuori casa.

evoluzione dei modelli di delivery

Queste nuove richieste da parte dei consumatori, costringono oggi i retailers a mettere in discussione il proprio modello per rimanere competitivi e offrire un'esperienza all’altezza delle aspettative. È proprio in questo contesto che si inserisce il problema dell'ultimo miglio (ne avevamo parlato qui). Rappresentando tra il 30% e il 40% del costo totale del trasporto, risulta essere la parte più costosa - e complessa - della filiera logistica: un dato significativo per chi deve far quadrare i conti e mantenere i propri clienti soddisfatti.
La consegna collaborativa giunge in soccorso a chi deve affrontare questa problematica: i commercianti hanno necessità di trovare dei modelli di consegne più flessibili, come quello collaborativo, che valorizza la rete territoriale della singola attività, grande o piccola che sia, servendo non solo il centro città ma anche le zone periferiche. Questa soluzione logistica, inoltre, dona un nuovo senso al consumo quotidiano, coinvolgendo più membri della comunità nei processi di distribuzione a livello locale. Un modello funzionale che soddisfa il commerciante così come il cliente finale.

Il panorama delle piattaforme di consegna

Sono numerose le piattaforme che offrono un servizio logistico al giorno d’oggi. La maggior parte sfrutta lo stesso modello di Uber, mentre altre preferiscono adottare uno schema più collaborativo, nello specifico:

 

  • Piattaforme collaborative: basate su un sistema puntuale e ragionato, consegnando a livello urbano e rurale, con una comunità basata sulla condivisione e l'aiuto reciproco.
  • Piattaforme “uberizzate”: l’utilizzo è prettamente professionale, con un servizio di consegna ultra rapido e solamente urbano, le distanze e i volumi restano limitati.
  • Piattaforme tecniche: sono a tutti gli effetti un servizio B2B, dedicato a ottimizzare il passaggio di informazioni tra negozi e piattaforme di consegna.

"Uberizzazione" o economia collaborativa?

Nonostante entrambi i concetti siano nati sull’onda della trasformazione digitale, non condividono gli stessi utilizzi, le stesse pratiche e non sono disciplinati dallo stesso inquadramento giuridico.

La consegna collaborativa è prima di tutto un servizio occasionale: dei cittadini privati, in maniera volontaria, offrono la loro disponibilità per aiutare altre persone in cambio di un compenso. Con Shopopop, un utente effettua in media tra le 6 e le 8 consegne al mese - l’equivalente di 40-60 euro. Queste cifre rappresentano un piccolo extra che permette alle persone di arrotondare le proprie entrate di fine mese, ma non si può affatto sostituire a uno stipendio a livello professionale.

Con Shopopop, i fattorini volontari - gli shoppers - ottimizzano le loro risorse e approfittano degli spostamenti più frequenti per consegnare gli ordini ai loro vicini. L'applicazione che viene utilizzata per prenotare le consegne sfrutta un sistema di visualizzazione intelligente, che ne regola l’utilizzo e permette così di evitare che il servizio diventi una professione a tutti gli effetti. Le consegne quindi vengono distribuite equamente tra i volontari, permettendone un uso misurato e controllato.

Da un punto di vista legale, le norme che regolano la sharing economy - e quindi la consegna collaborativa - si stanno evolvendo con l’aumento dell’utilizzo di questi servizi, al fine di consolidare e inquadrare più attentamente i nuovi modelli. Per esempio, si discute di fissare un tetto massimo di guadagno per sviluppare queste nuove pratiche in modo tranquillo e per marcare la differenza tra il modello professionale - o "Uberizzato" - e il modello collaborativo.

Dove il car pooling ha impiegato quasi 10 anni per diventare uno standard nel trasporto dei passeggeri, la consegna collaborativa sta ora seguendo lo stesso percorso. Anche se è un fenomeno recente, gli attori del settore intendono renderlo più democratico e far sì che il suo utilizzo diventi permanente: una routine misurata, ma regolare.

By Carolina Marcon
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